mercoledì 28 maggio 2014

LA PUBBLICITÀ È L’ICORE DEL COMMERCIO (VI)

Un saluto a tutti voi, che state dall’altra parte dello schermo!
E benvenuti a un nuovissimo appuntamento con LA PUBBLICITÀ È L’ICORE DEL COMMERCIO, la rubrica a cadenza totalmente random che si occupa di informare voi dell’etere di quello che sto facendo/organizzando/programmando in un dato momento della mia vita.
L’appuntamento preferito da chi mi considera “uno interessante da tenere d’occhio”, insomma, e da chi dovrebbe fare qualcosa di importante e invece preferisce continuare a cazzeggiare.

Soltanto due parole, per questo nuovo appuntamento: PeveragnoComics 2014.
Ok, è una sola, ma non è quello che conta.
Ebbene sì, finalmente è uscita la locandina della mostra-mercato che apre, da otto anni a questa parte, l’estate di ogni fumettofilo e uomo di cultura/d’arte del Piemonte… eccola qui sotto!


Come potete ben vedere, il tema principale di quest’anno sarà la stupenda storia “dylaniata” GRAND GUIGNOL; per l’occasione saranno esposte tutte le sue tavole originali, e il disegnatore Luigi Piccatto sarà più che disposto a firmare la vostra preziosa copia personale (che avrete giustamente portato da casa, oppure comprato nella stessa fiera!).
Altri ospiti principali saranno poi gli autori Silvano Beltramo, con il suo NIDUS HAERETICORUM, Marco Natale che tornerà per promuovere ancora il suo fortunatissimo BACON, e infine l’ormai sempre presente Davide Osenda con il suo nuovo lavoro REBECCA (SEI TU).
Piatto ricco, che ne dite? Ma non è finita qua!
Perché proprio nella cornice della Scuola Elementare di Via Piave 21, saremo presenti anche io e Vanessa Rubino per la prima uscita in assoluto di SEIOCCHI! L’ho già detto in tutte le salse, ma lo ripeto ancora una volta: proprio a PeveragnoComics chiunque di voi abbia prenotato una copia di SEIOCCHI avrà la prima possibilità di ritirarla.
Inoltre, saranno presenti Stefania Caretta e Federica Saorin (al nostro stesso tavolo!), che presenteranno alcuni stralci del loro libro illustrato RIGOLETTO, gli amici e fumettisti locali Sergio Garino, Massimo Garino, Marco Paschetta e il Collettivo Eclisse, come case editrici la Pavesio (con la Scuola Internazionale di Comics) e la 001, e infine come fumetterie la sempre cara Cose da Leggere di Cuneo e la Libreria 901-Comics Resort!
E dire che quest’anno si pensava di fare un’edizione meno ricca delle precedenti!!!

Io non so voi, ma domenica 8 giugno, dalle 10,00 alle 19,00 sarò a PeveragnoComics… vi va di farmi e farci compagnia?
Vi aspettiamo con ansia!

Per voi, la solita “Road’Trippin” dei RED HOT CHILI PEPPERS.


A PeveragnoComics!

Simone

martedì 20 maggio 2014

DOVE VANNO GLI DEI QUANDO MUOIONO?

Un saluto a tutti voi, che anche questa volta siete dall'altra parte dello schermo!
Ed eccoci finalmente giunti (incredibilmente in anticipo alla tabella di marcia che ho adottato nel corso degli ultimi due mesi!) al nuovo racconto breve.
Sapete, da quando ho aperto questo blog, ho sempre cercato di mettere al pubblico ludibrio racconti in cui unissi "il fantastico" e "il soprannaturale" a una mia opinione personale in merito a un aspetto del nostro mondo e nella nostra società: le mode e l'omologazione della personalità insieme agli zombie mutanti, lo strapotere dei soldi e di chi vive per essi insieme alla magia nera, l'utilizzo della parola insieme al dramma dei senzatetto dalle vite dimenticate...
A volte, però, semplicemente non c'è alcuna "morale" nel senso stretto del termine.
A volte mi stuzzica talmente tanto un'idea, e un certo modo di raccontarla, che la storia viene fuori quasi da sola. E, spesso, è molto divertente; non devo preoccuparmi più di tanto di scrivere qualcosa di assolutamente comprensibile, ma posso dare libero sfogo a quello che sento dentro e che mi fa rabbrividire.
Scrivere, ovviamente, è per me sempre qualcosa di piacevole... ma a volte serve proprio dar fondo alle mie turbe mentali senza farmi spaventare dalle possibili conseguenze.
La storia di questo mese, è proprio uno di questi casi.
S'intitola DOVE VANNO GLI DEI QUANDO MUOIONO? ed è ambientato nel 380 d. C., circa; ha come protagonista un giovane più o meno della mia età, che ha però (almeno formalmente) in mano il destino dell'Impero Romano d'Occidente... e che si ritroverà a dover fare i conti con un incubo ricorrente davvero inquietante.

Non so voi, ma come premessa può funzionare, no? Siete convinti di volerlo leggere?
Bene, perché non è finita qui.
Questa volta, infatti, richiedo da parte vostra un piccolo sforzo, che verrà ricompensato adeguatamente!
Quando il protagonista del racconto inizierà a descrivere il proprio sogno, all'interno troverete le rappresentazioni di diversi personaggi mai nominati: lo sforzo da parte vostra starà nel cercare di indovinarne il più possibile, scrivendomi la lista di nomi come messaggio privato sulla mia pagina facebook (https://www.facebook.com/simone.jimmy?ref=tn_tnmn).
Avrete una settimana di tempo, da oggi martedì 20 maggio a martedì 27 maggio, e il vincitore avrà diritto a una maglietta gratuita con sopra stampata una frase a sua scelta presa da uno dei racconti caricati sul blog; la frase può essere qualunque, anche il titolo di uno di essi, sarà il vincitore a deciderla, e la maglietta gli/le sarà recapitata in omaggio a una copia di SEIOCCHI nella prima occasione in cui ci si potrà incontrare.
Spero questo piccolo concorso abbia un po' di riscontro da parte vostra: dipende tutto da voi!

Ok, allora diamo il via a questo concorso: ecco a voi DOVE VANNO GLI DEI QUANDO MUOIONO?.
Ad accompagnarvi nella lettura, una canzone molto bella: "If I Had a Heart" di FEVER RAY.

A presto e buona lettura,
Simone
--------------------------------------------------------------------------------------------------------

     Vienne, odierna Francia, 391 d. C.

      Graziano, fratello mio, ascoltami.
      Devo sembrare molto sciocco, a voi che siete lassù in Paradiso: l’Imperatore d’Occidente in piedi su un balcone del proprio palazzo gallico, a parlare al cielo stellato come se questo potesse ritornargli qualcosa oltre al proprio gelido silenzio. Ma gli astri sono ciò che più si avvicina al Regno di Dio io abbia a disposizione… o almeno credo. Anche se può non sembrare, ho sempre prestato poca attenzione a ciò che mia madre tentava d’insegnarmi sulla religione nicena, e ora che invece avrei voglia di starla a sentire, lei non c’è più.
    Arbogaste, il mio fin troppo zelante magister equitum, mi vorrebbe chiuso nelle mie stanze come al solito, in questo momento, ma non sopporto più di starmene in quelle quattro mura. Non riesco a prendere sonno, così come non ci riesco da diverse notti: un maledetto sogno continua a perseguitarmi, ed è sufficiente il timore di trovarmi di nuovo catapultato nelle sue deviate trame, a impedirmi di chiudere finalmente gli occhi.
     So bene che non mi hai mai particolarmente sopportato, quand’eri vivo: sono il primo figlio della donna per cui tuo padre ha ripudiato tua madre, il simbolo della loro unione.
     Ma io ti ho sempre ammirato profondamente, e nei miei giochi da bambino sognavo di guidare con te le truppe romane contro gli Alemanni. Anche adesso che sei morto, continuo a sentirti come la cosa più vicina a un amico abbia mai avuto; non c’è nessun altro, nel mio palazzo, in tutta la Gallia, addirittura in tutto l’Impero, cui potrei raccontare il mio incubus.
     Prestami orecchio, dunque.
     In esso sono a Roma e cammino lentamente lungo il Civus Capitolinum in direzione del tempio di Giove Ottimo Massimo. Dal Mons, la città appare vuota e terrificante e bellissima, complessa quanto lo stomaco di una mostruosa creatura proprio come l’ho sempre immaginata.
     Il cielo è immerso in un tramonto sanguinolento, che sembra persistere da sempre, e che accresce il mio atterrimento quando noto che il rossore non proviene da Ovest, ma da Est. Alcune nuvole si muovono veloci, stringendosi e allargandosi a più riprese, e soltanto dopo diverso tempo riesco a comprendere che non sono per nulla nuvole, ma stormi di creature a metà tra donne e corvi, con ali nere come la pece, artigli al posto delle mani e piccole serpi verdastre intrecciate tra i capelli.
     Finalmente giungo sulla cima del Mons, il tempio che mi si staglia davanti, minaccioso e cupo.
     Ciò che mi colpisce subito è che l’area è tutt'altro che vuota, a differenza del resto della città: molte figure si affaccendano fuori e dentro il tempio.
     Davanti alle scalinate d’entrata, si trovano per esempio due donne, appoggiate con la schiena a un grosso carro di legno ricco di fregi ma scheggiato e usurato in diversi punti. Legati a esso attraverso cinghie di cuoio ci sono due cavalli magri e smorti, scossi da un flebile tremito: mentre li osservo, una delle due donne si avvicina a questi cavalli e li carezza con occhi tristi. La compagna piange disperata, le mani a coprirsi il volto; il suo leggero abito dai toni rosati non nasconde però il fisico più florido e seducente che abbia mai visto in tutta la mia vita. Anche se rigato dalle lacrime e spezzato dalla tristezza, di certo il suo viso dev'essere qualcosa di impareggiabile.
     Lentamente oltrepasso le donne e mi avvicino alla scalinata d’entrata.
     Seduto sul primo gradino, l’arpa in mano e le dita che scorrono rapide sulle corde, un giovanotto dai corti capelli biondi e dal viso talmente pulito da farmi credere per un secondo di appartenere invece a una stupenda fanciulla, mi rivolge uno sguardo sofferente, muovendo le labbra in una canzone silenziosa della quale non riesco a ricordare le parole.
     Raggiunto il largo piedistallo su cui poggia la struttura del tempio, faccio il mio ingresso.
     L’interno è governato da una fitta oscurità solo sporadicamente rotta da alcune torce accese.
    Raccolto intorno a una di esse, posata a terra sul pavimento alla mia sinistra, c’è un gruppo di cinque persone, impegnate a bere da una grossa coppa che si passano l’un l’altro.
    L’uomo che tiene la coppa in questo momento è un giovanotto dai riccioluti capelli scuri, con un naso imponente e rossastro. Beve una lunga sorsata, ingollando tutto il contenuto della coppa, ma quando la passa all'uomo alla sua sinistra, un grosso bruto dalla schiena curva e con un piede rattrappito, essa sembra essere nuovamente colma. Vicino al bruto è seduta una donna con la pelle nera come l’ebano, vestita con un peplum dello stesso blu delle profondità dell’oceano. Sul capo, ha un cerchietto da cui dipartono cinque spuntoni di legno triangolari e, per quanto cerchi di sforzarmi non riesco a comprendere la sua età: è una giovincella, una vecchia matrona, o una ragazza nel pieno della propria bellezza? Quel che è certo è che dopo di lei si erge un uomo alto e prestante, dal fisico semplicemente perfetto, vestito con una strana armatura costruita unendo elementi appartenenti a diversi eserciti: una piastra pettorale romana, un elmo gallico, dei gambali greci e armi persiane. Sta descrivendo con dovizia di particolari un eroico duello nel quale ha partecipato un guerriero di cui ha grandissima ammirazione. L’ultimo uomo, infine, sembra più anziano degli altri e ha una grande barba intrecciata; sulla schiena nuda e ampia, porta un tatuaggio raffigurante due serpenti aggrovigliati tra di loro in una spirale.
    Alla vista di quell'immagine, che immediatamente ricollego al Nemico dell’Eden, mi allontano da quelle figure e continuo la mia esplorazione.
    Mentre cammino, mi accorgo che lo spazio tra i colonnati interni del tempio è esageratamente ampio, troppo perché la struttura potesse essere stata costruita da esseri umani: quando finalmente incontro qualcun altro, le voci delle persone sedute in cerchio sono ormai scomparse. Due figure maschili, un uomo nudo con un membro incredibilmente pronunciato e un pargoletto dolce e innocuo ma dotato di un paio di piccole ali da colomba nel bel mezzo della schiena, hanno lo sguardo fisso sul pavimento del tempio e l’espressione triste di chi si è tanto divertito nel passato a fare una certa cosa, e sa benissimo che da quel momento in avanti non potrà più farla. Sembrano essere legati, quel bambino alato e quell'uomo dalla spiccata virilità, ma non so proprio dire come.
     Procedo ancora avanti, e in lontananza comincio a percepire una flebile luce che per qualche motivo mi attrae più delle altre. In fondo al tempio so esserci la grande cella tripartita, e forse quella luce proviene proprio da lì, ma una serie di passi leggeri mi distoglie dalle mie elucubrazioni.
     Dall'oscurità oltre alle torce alla mia destra un’altra figura femminile mi si avvicina lentamente.
     È alta e imperiosa, sul capo porta un pesante elmo di bronzo e sul corpo muscoloso ma proporzionato panni di un bianco candido come non ne ho mai veduti in tutta la mia vita. Il volto appena abbronzato è rigato di lacrime, ma non sfigurato da alcuna smorfia di disperazione: lo sguardo fiero e appagato è rivolto verso le colonne che la circondano, verso i loro fregi e bassorilievi e i capitelli magistralmente lavorati. Bella in modo chiaro e limpido, non nasconde aspetti inquietanti come molte delle donne che ho incontrato fino a quel momento: la verità la circonda e la permea.
     Dopo solo pochi istanti, devo distogliere lo sguardo. È qualcosa di troppo grande, quella donna. Fuggo verso la luce all'orizzonte: nella corsa, passo davanti a un giovane uomo dal fisico asciutto, che cammina avanti e indietro lungo un sentiero che esiste solo nella sua mente, del tutto concentrato sul piatto elmo che tiene stretto nelle mani. I suoi calzari di cuoio sono adornati con un paio di lunghe e affusolate piume marroni.
     Proprio quando riesco a riprendere il controllo sulla mia respirazione e a rallentare il passo, odo provenire dall'oscurità davanti a me un grido di dolore, straziante e liberatorio.
     Una matrona anziana ma di bell'aspetto, vestita con un lungo abito grigio e con un velo a coprirle il volto, si contorce sul pavimento in preda ai lancinanti dolori del parto: la sua pancia, però non è gonfia come dovrebbe. Ad accudirla c’è una giovane molto bella ma dallo sguardo spietato che, nonostante l’armatura di cuoio che la ricopre e il lungo arco che porta a tracolla, dimostra una dolcezza impareggiabile nel confortare la vecchia. Vicino a loro, poi, in piedi, stanno un uomo e una donna. L’uomo possiede due volti, di cui uno sulla nuca, ed entrambi conservano un’espressione profondamente concentrata ed esitante, di certo in vista della vicina nascita. La donna, invece, tenendo in mano un’asta su cui sopra brucia una grossa torcia, guarda con occhi pieni di compassione la partoriente, che non ha probabilmente molti anni più di lei; sembra conoscere bene il suo dolore, ma anche sapere che è del tutto inevitabile: dalla fredda pietra del pavimento, proprio al di sotto dei suoi piedi, spuntano ciuffi d’erba e minuscoli fiori. 
     Le contorsioni della vecchia ingabbiano la mia attenzione come un branco di pecore fa con quella del lupo e distolgo lo sguardo soltanto quando mi accorgo che la seconda testa dell’uomo ha preso a fissarmi. Cerco di apparire sicuro di me, e riprendo a camminare verso la luce all'orizzonte; quando finalmente si fa più vicina, le urla della donna s’interrompono improvvisamente.
     Davanti a me si apre la loggia tripartita, la parte più importante del tempio.
     La luce proviene dalla sua zona centrale, che ha l’aspetto di un lungo corridoio di pietra illuminato alla fine da un grosso rogo vicino al quale si trovano tre uomini. Mi volto, e scopro che le torce che fino a un attimo prima illuminavano il resto del tempio si sono spente; alle mie spalle c’è solo oscurità, e imboccare il corridoio è l’unica scelta che mi rimane.
     Dei tre uomini nei pressi del falò uno è seduto a terra, uno è in piedi e l’altro è appoggiato a una parete. Il primo è anche il più muscoloso. Ha il petto nudo e porta capelli e barba intrecciati con conchiglie e alghe marine: sta ridendo di gusto, e la sua risata è come le onde che s’infrangono contro gli scogli. Il secondo è colui il quale deve aver detto qualcosa di buffo; completamente nudo tranne che per un mantello bianco appeso alla spalla destra, ha caotici capelli del color della pietra e negli occhi un guizzo che rivela come a dispetto della palese età avanzata sia ancora molto giovane nell'animo. L’ultimo, infine, veste una lunga tunica nera come la pece ed è più brutto, pallido e meno definito degli altri due; i lisci capelli neri gli ricadono mollicci e inquietanti sul viso, ma dal tremito delle sue ossute spalle capisco che anche lui sta ridendo.
    Tra di loro aleggia il senso di vaga malinconia che caratterizza una famiglia a seguito della morte di un parente prossimo. Mi sento di troppo, ma quando le risate scemano, quasi all'unisono rivolgono tutti e tre lo sguardo in mia direzione.
     Si fanno subito molto seri, e in loro leggo l’amarezza e la disistima nei confronti.
     ‹‹ Tu. Sei tu. ››, mi dice il terzo uomo con una voce fredda e soffocata. ‹‹ È tua la colpa! ››.
     Rimango boccheggiante a guardarlo, senza sapere come rispondere.
    Ora tutti e tre continuano a ripetere che è colpa mia; cerco di convincermi che si sbagliano, che qualunque sia il delitto di cui mi accusano non merito davvero questo trattamento.
     Ma da qualche parte dentro di me so che invece hanno ragione.
   Mentre l’ansia cresce, indietreggio, ma alle mie spalle trovo un muro che prima certamente non era presente. Pochi istanti dopo, tutte le notti, mi sveglio.
     Ogni volta sento un dolore profondo, ben al di sotto del cuore. Dentro di esso, forse.
     Sull'identità delle figure che incontro in questo sogno, penso non ci siano dubbi.
Erano proprio loro, gli dei pagani, quelli che ogni Imperatore da dopo Costantino si è dato tanta pena per estromettere dalle vite dei cives romani. E non è nemmeno troppo difficile comprendere il significato di questo incubus: anche se all'epoca avevo solo nove anni, ho ormai compreso la portata di ciò che è accaduto a Tessalonica… la distruzione dei culti pagani era ormai solo più da formalizzare.
     Da te, Graziano, vorrei sapere soltanto una cosa.
     Il Paradiso è forse il luogo in cui vanno anche gli dei dimenticati, oltre gli uomini defunti?
     La tua anima immortale, nelle sue eterne passeggiate nel Regno di Dio, si è mai imbattuta in un Horus o un Baldr?
     Spero con tutto il mio cuore di no: Arbogaste si sta facendo sempre più intraprendente, e non ci metterò ancora molto a raggiungere te e mia madre.

lunedì 12 maggio 2014

ALTRI CONATI (VI)

Un caloroso saluto a tutti voi, che come sempre state dall'altra parte dello schermo!
La primavera sembra finalmente essere arrivata, qui nel cuneese, giusto in tempo per permetterci di ricordare che a quest’ora dovremmo quasi essere in estate… ma penso dovremmo accontentarci di quello che abbiamo, no?
Ed è proprio sugli aspetti frizzanti, elettrizzanti, della primavera che voglio soffermarmi in questo sesto appuntamento con ALTRI CONATI, la rubrica preferita da chi non ha idea di che libri, fumetti e film leggere o guardare, e non ha nemmeno la possibilità di chiedere un consiglio a chi sa veramente di cosa sta parlando. E quindi viene qui da me.
Non fraintendetemi, è fantastico, ma davvero nella maggior parte delle volte è tutto improvvisato, qui.
Direi che possiamo non perdere altro tempo: andiamo a incominciare.

BOLLITO MISTO CON MOSTARDA – di Daniele Luttazzi
Questo è il sedicesimo libro del comico e autore satirico Daniele Luttazzi, un uomo del quale non sempre condivido le opinioni (o non del tutto, almeno), ma che è stato semplicemente fondamentale per la mia crescita personale: guardando i suoi spettacoli su internet e leggendo i suoi ultimi quattro libri sono riuscito ad aprire gli occhi su tanti aspetti della nostra società, e a guardare con un po’ più di tranquillità moltissimi altri.
BOLLITO MISTO CON MOSTARDA è il primo libro che ho letto, di Luttazzi, ed è ancora oggi il mio preferito nonostante sia un poco datato (anche se, è questo è inquietante, qualunque libro parli della politica italiana degli ultimi vent'anni sembra essere stato scritto l’altro ieri!); particolarmente importante, secondo me, è il primo capitolo, che parla della guerra in Iraq e dal quale Luttazzi ha ricavato il monologo “Come uccidere causando inutili conseguenze”… è illuminante, davvero!


LE CRONACHE DI WORMWOOD – di Garth Ennis e Jacen Burrows
Garth Ennis, come già sapete, è uno dei miei autori preferiti in assoluto, quando si parla di fumetti.
Questo è uno dei suoi “ultimi” lavori, uscito nel 2010, e ha dentro tutto quello che rende Ennis un grande scrittore: il soprannaturale, lo stile sboccato e realistico, lo sparare a zero sugli aspetti culturali e sociali ritenuti intoccabili.
Protagonista è Daniel Wormwood, l’anticristo, il figlio del Diavolo… e il migliore amico del nuovo Gesù, ritornato sulla Terra per rinnovare la Buona Novella ma scontratosi duramente con la polizia americana; i due hanno deciso di vivere una vita propria, senza seguire le logiche dei loro padri, ma questi si dimostreranno un po’ troppo invadenti per i loro gusti!
È davvero incredibile quanto LE CRONACHE DI WORMWOOD prenda fin da subito, quanto sia divertente e quanto ti permetta, con il solo stile di Ennis, di passare sopra a una storia non particolarmente innovativa: credetemi, di fumetti di questo tipo ce ne dovrebbero essere di più.
I disegni, poi, chevvelodicoaffare, che Burrows è lo stesso che ha disegnato NEONOMICON di Alan Moore?


BASTA CHE FUNZIONI – di Woody Allen
Ho un rapporto strano, con Woody Allen. Davvero, non riesco a comportarmi, nei suoi riguardi, come con qualsiasi altro regista: mi piace, non mi piace, lo amo, lo odio, mi esalta, mi deprime… la verità forse è che non sono abbastanza intelligente per poterlo apprezzare per davvero.
BASTA CHE FUNZIONI, per me, è però un capolavoro.
Forse non lo è in generale, in senso oggettivo, ma come filosofia mi ci ritrovo perfettamente!
“Non importa chi e come, l’importante nella vita è amare qualcuno”… sembra semplice e banale, come morale per una storia, ma è semplice e banale come tutte le grandi verità che al giorno d’oggi forse sarebbe meglio qualcuno ripetesse un po’ di più.
Funziona tutto in questo film, secondo me: gli attori, la regia, la sceneggiatura. Una storia piccola ma enormemente grande allo stesso tempo, da gustarsi assolutamente.
Ah, e poi c’è quel pirla di Cavill, il nuovo Uomo d’Acciaio, che viene usato come Cristo comanda e che è addirittura convincente nella parte!


Molto bene, direi che anche per questa volta è tutto.
Vi sono piaciuti i consigli che vi ho dato? Avete visto o letto il film, il fumetto e/o il libro descritti poc’anzi?
Se volete potete farmelo sapere con un commento qui sotto, con uno sulla mia pagina facebook, oppure anche di persona, se avete il dubbio piacere di conoscermi personalmente!

Noi ci risentiamo prestissimo.
“Stare dove sono”, dei MINISTRI.


Simone

martedì 6 maggio 2014

LA PUBBLICITÀ E' L'ICORE DEL COMMERCIO (V)

Un caloroso benvenuto a tutti voi che siete dall'altra parte dello schermo!
Orrendamente in ritardo rispetto alla tabella di marcia, ecco a voi il nuovissimo appuntamento con LA PUBBLICITÀ E' L'ICORE DEL COMMERCIO, l’appuntamento in cui vi permetto di farvi una gran botta di stracavoli miei, del tutto gratis.
Lo so, lo so. Sono un uomo generoso.
In realtà, questa volta, si parlerà per lo più di un argomento soltanto, ma credo dovrete accontentarvi!

Già, perché contro ogni previsione, questo nuovo appuntamento di L.P.I.C. tratterà di SEIOCCHI.
Per chi ancora non lo sapesse, SEIOCCHI è un libro illustrato che sto preparando con l'illustratrice cuneese Vanessa Rubino (la sua pagina facebook: https://www.facebook.com/illustratorvanessarubino?fref=ts).
Si tratta sostanzialmente di una raccolta di sei racconti tra quelli che trovate qui sul blog, ovviamente editati e corretti, corredati da altrettante illustrazioni ben più  interessanti e gustose, che ne racchiudono e spiegano il senso.
Qualche settimana fa ho chiesto a chiunque fosse interessato di dirmi quante copie desiderasse, e finalmente abbiamo raggiunto un buon numero totale: di scatenare un'adesione così massiccia, sinceramente, non me l'aspettavo per nulla!
Il libro verrà presentato per la primissima volta DOMENICA 08 GIUGNO 2014, in concomitanza con la fiera/mostra PEVERAGNOCOMICS, allestita nell'atrio delle Scuole Elementari di Peveragno, per l’appunto: è una manifestazione piccola ma in costante miglioramento, di cui sono stato ospite e organizzatore (tutto in un solo uomo, incredibile, no?) nelle ultime quattro edizioni.
Per chiunque abbia prenotato una copia, questa è in assoluto l’occasione migliore per acquistarla, e magari per farsi fare un disegno da Vanessa o una sagace dedica da parte mia.
Ogni copia costerà 10 (dieci) dei vostri euro, che per avere in cambio la nostra eterna gratitudine direi che non sono assolutamente troppi. A meno che voi amiate pagare i libri 17/20 euro, in quel caso potete tranquillamente darci dentro che noi complimenti non ne facciamo!
Per chiunque abbia prenotato una copia e non abbia possibilità di venire alla fiera, invece, ci organizzeremo per trovarci una volta in separata sede, oppure in occasione di altre rassegne di questo tipo (vedremo come e quante farne, ma potete esser certi del fatto che non vi lasceremo a bocca asciutta!).

Qui sotto, trovate un assaggio della copertina di SEIOCCHI: se non vi fa accapponare la pelle, significa che non siete umani, mi dispiace.


Ve la siete cavata con poco, dai: noi ci si risente prossimamente.
Non dimenticatevi di mipiaccare, condividere e pubblicizzare nei modi che ritenete più opportuni il blog, SEIOCCHI, me, Vanessa e qualunque altra persona o cosa sia stata citata in questo e altri post: qui si sta tutti cercando di viverci, di 'sta roba.

“Road Trippin’ “ dei RHCP, n’artra volta.


A presto, per un nuovo post qui sul blog,
Simone