martedì 30 giugno 2015

AUTODIDATTA - Episodio #0 - POUND FOR POUND

Un salutoso saluto a tutti voi mentecatti/e che ve ne state dall'altra parte dello schermo!
Io sono il vostro eiaculatore precoce della narrativa preferito... ed è con grandissimo orgoglio che vi introduco a una nuova, piccola, rubrica di "Conati di Anima": AUTODIDATTA!
Ebbene sì, amici (ma soprattutto amiche), un nuovissimo appuntamento mensile che ci terrà compagnia fino all'anno prossimo, ovvero fino a febbraio 2016; 7 episodi, 7 racconti brevi da leggere, 7 canzoni con cui farsi accompagnare nel viaggio.
Questo appuntamento nasce da un mio personalissimo bisogno fisico e mentale, e cioè quello di prendermi un po' di relax: con la scrittura di NULLA SI DISTRUGGE, la conseguente promozione (che ovviamente ancora non è finita...), la scrittura di un nuovo libro su commissione per il comune montano di Roaschia e la collaborazione sempre più stretta con il Collettivo Eclisse comincio a sentire proprio il bisogno di tirare un po' il freno, diciamo così.
Tirare il freno, continuando a fare quello che mi piace, ovviamente.
Ho così deciso di dedicare i prossimi 7 mesi all'affrontare altrettanti esercizi di scrittura creativa presi dal libro "Il mestiere di scrivere" di Raymond Carver; come tutti gli esercizi fatti in solitaria, non ci sarà alcun maestro/insegnante a correggerli, ma soltanto il mio senso critico come Giudice Finale... per questo, il titolo "AUTODIDATTA".
Spero sinceramente che l'idea vi appassioni quanto, adesso come adesso, appassiona me.
Altrimenti, ci si risente l'anno prossimo e amici come prima.

Per dare il via alla rubrica, vi propongo qualcosa che è a metà tra i futuri appuntamenti e quelli passati: POUND FOR POUND, che trovate qui sotto, è un puro e semplice esercizio di stile, ma non è riferito ad alcuno spunto preso dal libro.
Semplicemente, avevo voglia di scrivere una cosa del genere, tutto qui.
In più, è molto breve, quindi buon per voi.
Per mettervi nel giusto "mood", ascoltatevi anche "Cells", dei The Servant: se non vi mette voglia di trovarvi in una bella rissa da bar, allora significa che siete morti dentro.

Buona lettura.
Simone

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     Il violento manrovescio mi colpisce in pieno mandandomi a sbattere contro il muro ruvido e duro e azzurro pallido. Sento il cranio vibrare e mi pare anche di percepire uno scricchiolio, da qualche parte dentro di me. Seguendo il contraccolpo piombo di schiena sulla superficie del tavolo di legno; attorno a me si alza subito una piccola nuvola di polvere, che forse attutisce un po' la picchiata.
Non saprei dirlo con certezza: male ha fatto male, potete giurarci.
Cazzo, sono troppo vecchia per queste cose. Volevo soltanto farmi un paio di sorsi in santa pace!
Per alcuni secondi trovo difficile anche pensare, mentre il mondo non è altro che un insieme vorticante e indistinguibile di rumori mescolati e di gigantesche macchie colorate, spezzato solo ogni tanto da brevi flash di luce intensa. Dopo istanti dilatati all'infinito riesco a rimettermi in piedi.
Lo stronzo colpisce duro, glielo concedo. Non è da tutti ridurmi così.
Forse l'ho sottovalutato. Beh, certo che l'ho fatto: in che modo entrare dalla finestra e andargli subito addosso sperando che non riuscisse a reagire poteva rivelarsi una buona idea?
Ma chi si aspetterebbe mai che un venticinquenne di 70 chili con i riccioli e gli occhiali sappia pestare così? Insomma, chi gliel'ha insegnato? A guardarlo sembrava proprio che questo fosse il suo "primo rodeo".
Devo riprendermi, e in fretta anche. Merda, devo muovermi.
Uno alla volta i suoni iniziano a farsi più nitidi e comprensibili. Sento la voce del ragazzo, senza però riuscire a comprendere le sue parole, quindi un rumore strascicato. Ci metto un paio di secondi a capire che sono le gambe di una sedia che scorrono sul parquet sporco e rigato.
No. No, Dio, no. Cazzo.
Un istante più tardi lo vedo in piedi, che mi guarda dall'alto al basso con quelle due grosse palle bianche perfettamente rotonde che si ritrova in mezzo alla faccia. Il pugno, che calando avrebbe dovuto colpirmi in pieno, si abbatte invece sul tavolo: con uno sforzo immane riesco ad allontanarmi appena in tempo, mettendo i contorni del letto a una piazza sfatto tra me e lui.
"Ok, pezzo di merda, ora si ricomincia da capo" penso mentre cerco di ritrovare un po' di lucidità. Mi muovo continuamente, volteggio su me stessa e attorno a lui e lungo il perimetro della stanza senza mai perdere di vista quei 173 centimetri di giovane adulto stretti nella t-shirt scolorita e nei pantaloncini a righe bianche e azzurre. Lo studio, cerco di interpretare la sua prossima mossa, di capire il suo stato d'animo: che combattere sia un mix di intelligenza e cattiveria io ce l'ho scritto nel sangue. A modo suo anche lui tenta in tutti i modi di fare lo stesso, la bocca semi-aperta e lo sguardo corruciato. Sono troppo veloce, mi vede solo a tratti.
Quasi mi dispiace per lui. No non è vero: se l'è cercata, doveva solo lasciarmi fare.
Con circospezione il ragazzo si piega giù, verso terra, raccogliendo una scarpa di gomma e tela rosso brillante, buttata a casaccio, sporca sulla punta e strappata su un lato.
Ha perso concentrazione, brutta idea.
In quell'istante capisco che è il momento giusto per riprovarci.
Mi faccio sotto a gran velocità, l'aria che mi fischia attorno isola la mia attenzione da qualunque cosa non siano i suoi centimetri di pelle scoperta. Raggiungo il magrissimo braccio e mi preparo per colpirlo, finalmente, ma lui si accorge della mia presenza e inizia a divincolarsi con forza; per qualche secondo riesco a mantenere la presa ma poi vengo sbalzata via, atterrando sul pavimento, incolume ma ancora una volta stordita.
Lo vedo di nuovo che troneggia su di me mentre scuoto la testa, lo vedo alzare con lentezza il braccio e la mano che regge la scarpa rossa. Dice qualcosa che ha il tono di un'esultanza sollevata.
Faccio per muovere le ali, ma non sento arrivare da esse nessuna risposta. Sì, qualcosa ha davvero scricchiolato, prima.
Con il rosso della scarpa che avvicinandosi si fa sempre più nitido, mi rendo conto con una chiarezza cristallina che per qualche ragione questa volta non riuscirò a spostarmi in tempo.
Merda, sto per morire. Ma immagino fosse solo questione di tempo, no?
D'altronde ho già vissuto sei, lunghi, mesi.
SQUISH