lunedì 4 gennaio 2016

AUTODIDATTA - Episodio #5 - SQUARES AND CIRCLES

Un tutt'altro che caldo (non ne avete bisogno, viste le temperature di questo "inverno") saluto a tutti voi, piccole bestiacce!
E ben tornati a un nuovo appuntamento con AUTODIDATTA, la rubrica mensile preferita da chi sniffa Attack e dagli Orsi Polari dotati di una connessione internet.
Come ve la passate? Tutto bene? Avete mangiato, bevuto e scartato pacchetti regalo come se non ci fosse un domani?
Spero per voi di sì: se state leggendo queste parole, ma soprattutto se leggerete davvero quelle sotto, ve lo siete sicuramente meritati.
L'esercizio che Raymond Carver (che questa volta mi è comparso in sogno nei panni di un unicorno verde acqua) mi/ci ha lasciato in "Il mestiere di scrivere" è questo: "scrivere un racconto ambientato in un periodo di festa, che potrebbe non tradursi in un'occasione così felice per uno dei personaggi (eventualità fortemente consigliata)."
E quale festa avrò mai scelto, visto che, beh, siamo in periodo di Feste?
Sarò stato banale o inutilmente ricercato come mio solito?
Lascio a voi giudicare: spero comunque che il raccontino vi piaccia almeno un po'.
Per buttarlo giù, ve lo accompagno con ADAM'S SONG, dei Blink 182 (per cui, lo confesso, ho una passione smisurata come qualunque altro ragazzino classe '91 cui ascoltare i Sum 41 non sarebbe mai stato perdonato).

Buona lettura. E, già che ci siamo, buon inizio 2016.
Simone

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     Caro Diario,
eccomi di nuovo a casa, anche oggi come ogni cavolo di giorno.
Ieri sera ho fatto bene a ripassare Feuerbach, sai? Il prof ha tirato a sorte un'altra volta il mio numero ma sembra che ogni tanto anche io abbia un po' di fortuna.
Mi ha dato 8.
Era così sorpreso che ha vomitato fuori una filippica su come io sia capace di dimostrarmi uno studente in gamba, quando voglio. Come se mi fregasse qualcosa di quello che pensa.
No, a mamma e papà non l'ho ancora detto. Forse non glielo dirò affatto, continuo a cercare di parlare con loro il meno possibile.
Nel viaggio di ritorno da scuola e per tutto il pranzo ho addirittura fatto fatica a guardarli in faccia: non riesco a smettere di pensare che qualunque possa essere la loro reazione, se decidessi di dirglielo, non sarebbe altro che una forzatura.
Come ho detto l'ultima volta, io stesso sono una forzatura, in qualche senso.

     Ma non voglio stancarti con l'ennesimo piagnisteo su quanto cazzo faccia schifo la mia vita, Diario.
Voglio soltanto dirti che oggi è il 14 marzo.
Sì, lo so che questo lo sai benissimo anche da solo... quello che non penso tu sappia (perché non lo vedo scritto da nessuna parte, in questa pagina) è che oggi cade la ricorrenza del “giorno del Pi Greco”: le sue prime tre cifre, 3.14, riprendono la grafia inglese della data di oggi, 3/14, appunto. L'ho scoperto questa mattina, nelle due ore che abbiamo passato in aula computer davanti alle slide di biologia, perché Google aveva un doodle particolare per l'occasione.
Chissà come sarebbe apparso, il doodle, se avessero deciso di celebrare il “White Day” giapponese. (Credo tu non sappia che cos'è nemmeno questo, ma centra ben poco con quello che voglio dirti, quindi te lo spiegherò un'altra volta.)
Beh, ho fatto un po' di ricerche con Wikipedia, sul “giorno del Pi Greco”.
E' stato festeggiato per la prima volta nell'88 all'Exploratium Museum di San Francisco sotto idea del fisico Larry Shaw, il “Principe del Pi Greco” (qualunque cosa possa mai significare), con un corteo circolare intorno a una delle strutture del museo e la vendita di torte alla frutta decorate con le cifre decimali del numero. Sembra che ancora oggi esistano gruppi di persone che lo celebrano, spesso nelle comunità virtuali tipo Second Life o chi è sui social network.
Sì, Diario, subito l'ho trovato totalmente assurdo anche io.
Sappiamo entrambi quale sia il mio rapporto con le scienze, ma andiamo... dedicare una giornata a una costante matematica (quindi qualcosa di totalmente astratto, indipendente dalla dimensione fisica e naturale), per di più a una che sia LETTERALMENTE inesprimibile? Che senso ha?
Continuo a prendere da Wikipedia: il Pi Greco è un numero irrazionale, non è il risultato di alcuna frazione tra due numeri interi.
È un numero trascendente, infinito e non numerabile.
La sua stessa esistenza ha reso definitivamente irrisolvibili alcuni problemi base della geometria classica... come quello della “quadratura del cerchio”.
Hai capito? La “quadratura del cerchio”... è anche un modo di dire, cazzo, ed è impossibile!
La fondamentale incongruenza di matematici e fisici nel festeggiare un'incognita irrisolvibile mi ha distratto per tutta la mattinata.
So che sembra una scusa, ma è così.
Insomma, è il loro “lavoro” spiegare il mondo che ci circonda, o mi sono perso qualche lezione?

      Ci ho riflettuto un bel po' sopra, quindi, e credo di esserci arrivato.
Forse ci sono cose per le quali anche cercare di capirle, di conoscerle, non può aiutarti a cambiarle.
Questioni destinate a restare aperte, problemi irrisolvibili si potrebbe dire, per cui tutte le analisi, i test e le prove di una vita non servono a nulla: quel che resta da fare è arrendersi alla realtà dei fatti.
Già , arrendersi.
Forse è quello che dovrei fare anche io. Sedermi davanti a mamma e papà e dire loro la verità.
Prendere Matteo da parte, in un intervallo qualunque di un giorno qualunque e dirgli: ci conosciamo da sette anni, siamo vicini di banco da tre e io credo di essermi innamorato di te.
Guarda, Diario, messo giù così non sembra nemmeno una cosa così difficile da fare.
Quasi come costruire quadrato e cerchio di pari area usando solo riga e compasso.
Beh, penso sia ora di mettermi a fare i compiti: sono le tre e la Prima Guerra Mondiale non mi entrerà sicuramente in testa da sola.
Ci sentiamo più tardi.
Stammi bene.

      P.S.: Sono le 15 del 3/14. 3.1415. Buffo, no?

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